Passo Passo..Boccon boccone!!!

aprile 21, 2011

Parte sabato il walking festival sull’arcipelago toscano dal 16 aprile all’ 8 maggio. Il festival è su cinque isole dell’arcipelago toscano( no Gorgona e no Montecristo)Questa manifestazione coinvolge 7 parchi naturali della toscana in periodi diversi dell’anno , per sapere come dove e quando visita il sito tuscany walking frstival.

Cosa c’entra il cibo col camminare, vero è che camminare stimola l’appetito e forse si mangia di più, di sicuro più volentieri, ma qual è il nesso con la cucina, con l’arte culinaria, se c’è il nesso intendo..

Ebbene c’è. Infatti durante queste passeggiate si impara per esempio a riconoscere le erbe spontanee e dopo una giornata di salite e discese e sudate, dopo una bella doccia, la sera ci si ritrova in un ristorantino tipico dove si gustano piatti preparati proprio con quelle erbe. Sono piatti antichi di quando le massaie dovevano mettere insieme il pranzo e la cena e non c’erano i supermercati ma una miseria assassina. Queste donne hanno inventato l’arte della cucina, hanno saputo rendere gustosi e appetitosi piatti a base di “erbacce”. Oggi si è scoperto che queste erbe sono addirittura salutari, contengono sostanze ormai quasi del tutto scomparse nelle verdure coltivate, come mi diceva sempre mio nonno:” come ti può far bene questa roba cresciuta a forza”. Le erbe cresciute spontaneamente e ci danno il meglio di se. Adesso è un privilegio mangiarle, ci vuol tempo x andarle a cercare, per pulirle, trattarle ,lessarle , friggerle e ripassarle poi in padella, ma chi ha più tutto questo tempo da dedicare alla cucina. E allora mangiamola qui la minestra di tranapecori e finocchietto selvatico, l’insalata di ombelico di venere, i tortelli di broccoli e bietola selvatica, le frittelle di fiori di acacia o di tenerume.

A seconda del tipo di escursione cambia anche il menù del ristorantino tipico convenzionato, per esempio se il trekking lo si fa in miniera, alla sera ceneremo col convio del minatore : polpo lesso o stufato con le patate, sburrita di baccalà, zuppa di verdura e uova, zerri in carpione, palamita sott’olio, tonnina cipolla e pomodoro, schiaccia briaca ecc. Infatti, quando la vita era fatica e fame, il tempo per andare a pescare era poco , allora per fare in fretta si usava la dinamite sottratta in miniera e dopo il botto tutti i pesci morti venivano a galla, come conservare tutto quel ben di dio senza frigorifero? Ecco che l’ingegno delle nostre donne ha dato il meglio di se con il carpione: si prendono dei pescetti di circa 10 cm., va bene qualsiasi pesce, ma gli zerri sono il top, una volta eviscerati si passano nella farina , si friggono in olio bollente, così sono cauterizzati, e si mettono da parte. In un tegame si fa rosolare nell’olio d’oliva la cipolla con qualche aroma e qualche verdura che abbiamo in casa una volta appassite le verdure togliere dal fuoco e aggiungere aceto e vino bianco in parti uguali prendere un contenitore in vetro con tappo ermetico , disporre al suo interno i pescetti fritti a strati e ricoprire il tutto con il liquido ormai freddo che abbiamo preparato, chiudere bene. Questa preparazione conserva il pesce anche per mesi, anzi più aspettiamo a mangiarlo più diventa buono: I marinai se lo portavano dietro durante le lunghe traversate oceaniche.

Se il trekking percorre le pendici del Capanne nella zona dei Caprili andando a finire in un piccolo porticciolo, alla sera gusteremo formaggi di capra e di pecora, acciughe alla povera (in bianco) o del Marinaio (sotto sale), zuppa di pesce e fritto di paranza. Se il “nostro” ristorantino si trova in un paesino arroccato in cima alla montagna ci sta di trovare pure il cinghiale o il muflone in umido.

Il tutto va innaffiato con l’Ansonica vitigno autoctono (bianco) dell’ arcipelago che qualcuno, e penso agli abitanti dell’isola del Giglio, ha ancora il coraggio di coltivare alla vecchia maniera cioè a mano, con il solo aiuto dell’asino, spaccandosi la schiena su quei terrazzamenti a solatio e di vinificarlo come se fosse vino rosso; questo gli conferisce quel tipico colore ambrato e un gusto forte e rustico. Come la gente di queste isole.

A fine pasto, per addolcirsi la bocca e o per accompagnare il dessert si beve l’Aleatico, vino rosso passito, tipico dell’isola d’Elba. Le uve di aleatico una volta vendemmiate vengono fatte appassire su dei graticci per circa 15 giorni, la sera i graticci vengono messi al coperto perché l’uva non tiri l’umido e la mattina rimessi sotto il sole, dopo questo trattamento gli acini sono tipo prugne secche ed è allora che vengono spremuti. La resa è ben poca, da tanta uva si ricava poco vino, un nettare prezioso da bere per santificare le feste, quelle davvero importanti come i matrimoni, la nascita di un figlio o di un nipote, la partenza di un familiare verso terre lontane in cerca di fortuna. Oggi come allora quello buono è poco e costa caro.

Allora cosa aspettate, venite a camminare su queste isole vecchie di milioni di anni, prendetevi il tempo per conoscere passo dopo passo e boccone dopo boccone,questo territorio unico. Qui basta mettersi a tavola e la lezione di storia è servita: Buon Appetito!

Comments

3 Responses to “Passo Passo..Boccon boccone!!!”

  1. mikerosss on maggio 23rd, 2011 4:38 am

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